Teatro Sociale (poi Comunale), Salò

Ottocento

Nel 1869 l’avvocato Luigi Pirlo, veterano delle guerre risorgimentali, si fece portavoce dell’esigenza di costruire a Salò un nuovo teatro, più ampio della vecchia sala e adatto alle esigenze di una città in fermento culturale. Pare che avesse trovato personalmente i finanziatori, attingendo anche al proprio patrimonio. Fu quindi dato l’incarico all’architetto Achille Sfondrini di Milano di avviare i lavori nell’attuale ubicazione in piazza San Bernardino. Le decorazioni furono affidate ai milanesi Zambrini e Galeazzi affiancati dal veneziano Franchini, mentre il sipario fu dipinto da Giovanni Pessina che raffigurò le maschere italiane nella Piazza del Popolo a Roma. Il teatro fu chiamato Sociale, e mantenne tale nome fino al 1905. La rappresentazione inaugurale ebbe luogo il 1° novembre 1873 con Rigoletto di Verdi.
La struttura originaria era in legno, con quattro ordini di palchi, camerini, palcoscenico, per una superficie di circa 1.000 metri quadri. Ancor oggi il teatro fa parte di una struttura più vasta, con altre proprietà e funzioni. Di fatto il teatro, nella facciata principale dell’edificio che lo contiene, ha solo il portone d’accesso e due vani finestrati al piano terra.
Nel 1905 il teatro attraversò una crisi a causa dei mancati pagamenti delle quote da parte di molti soci proprietari. Il sindaco Marco Leonesio intervenne cercando soluzioni, ma in realtà la famiglia Pirlo continuò a finanziare il teatro da sola. Venne infine ceduto alla Società Elettrica Benacense che nel marzo 1907 lo donò al Comune. Da allora il nome mutò in Teatro Comunale.
L’interno del teatro fu rifatto più volte. Nel progetto originale di Sfondrini dominava uno stile barocchetto di piacevole maniera con la volta decorata a festoni, come si può ammirare in una stampa del 1873. Nel 1912 si ampliò il palcoscenico e si aggiunsero impianti di riscaldamento, servizi igienici, camerini per gli attori. Venne rifatta pure la pavimentazione, mentre i palchi furono rimodernati a spese della Società dei Palchettisti che ottenne in cambio dei vantaggi sul pagamento dei canoni annuali. Tra gli allestimenti dell’epoca, si ricordano nove repliche di Tosca di Puccini e dodici di Cavalleria rusticana di Mascagni insieme ai Pagliacci di Leoncavallo. Durante la Grande guerra il teatro attraversò un periodo di inattività artistica, anche se vi si svolsero affollate riunioni patriottiche. Al termine della guerra, l’associazione Pro Salò inaugurò una stagione di intense attività culturali, anche con rappresentazioni operistiche fino al 1928. In seguito la gestione fu affidata all’Opera Nazionale Dopolavoro che richiedeva anche uno spazio per proiettare Cinegiornali e filmati dell’Istituto Luce. La sua gestione portò anche a lavori di sistemazione per creare una cabina cinematografica nel 1935.
Nel 1944 furono avviati nuovi lavori per iniziativa del Ministero della Cultura della Repubblica Sociale Italiana con l’intervento del pittore Angelo Landi: il teatro teatro veniva così adeguato alle necessità delle neonate istituzioni. Si provvide alla ritinteggiatura, oltre alla sistemazione del palcoscenico e alla costruzione di una nuova buca per l’orchestra. Landi si dedicò alle decorazioni interne.
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale il teatro attraversò un periodo di crisi economica. Fu ricostituita la Deputazione Teatrale che nel 1951 elesse il salodiano Vittorio Pirlo come presidente, e nel 1952 furono iniziati i lavori di radicale risistemazione della struttura.
Una terza ristrutturazione fu avviata nel 1952 al fine di recuperare il maggior numero di posti accorciando il palcoscenico. Alcune fotografie documentano la spoliazione e semplificazione subìte dalla struttura. La presidenza passò a Carlo Pisoni Ercoli, che gestì il teatro anche con un impegno economico personale. Dopo la sua scomparsa nel 1986 la struttura si avviò verso il declino. L’ultima rappresentazione avvenne nel 1960, con la commedia di Goldoni Sior Nicoletto mezacamiza, interpretata da Cesco Baseggio.
In seguito il teatro cadde in disuso, prima con un utilizzo solo saltuario, anche come magazzino comunale, poi con il definitivo abbandono.

Attualmente è in corso un’opera di recupero e di restauro. Il progetto che inizialmente ha inteso conservare la parte più esterna dell’edificio, ora intende tutelare l’immobile dal punto di vista storico ma anche ritornare ad un utilizzo al servizio della comunità, anche a fini turistici.

La documentazione relativa al Teatro Comunale si trova nell’Archivio del Comune di Salò. Online di possono consultare i siti di Fondoambiente e di Gardamusei.

Nella sottostante Galleria fotografica si possono vedere l’interno originario del teatro in una stampa del 1873, l’allestimento liberty di Landi realizzato nel 1944, la ristrutturazione di Carlo Pisoni Ercoli del 1952 e lo stato di abbandono successivo agli anni ’60 del Novecento.

Scheda a cura di Chiara Bianchi

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Il video di Pierantonio Pelizzari descrive la storia del Teatro di Salò dalla sua ideazione sino al nuovo progetto dell’architetto Guido Dallamano.

Galleria fotografica