Paris Francesco Alghisi (Brescia, 1666 - Brescia, 1733)

Paris Francesco Alghisi nacque a Brescia nel giugno del 1666. La sua formazione musicale avvenne sotto la guida di Orazio Pollarolo, all’epoca organista della Cattedrale di Brescia, oltre che padre del rinomato operista Carlo Francesco.  Non ancora ventenne, Alghisi entrò per qualche tempo, con il suo maestro al servizio del re di Polonia Giovanni Sobieski. Tornato in Italia, scrisse le musiche per due melodrammi andati in scena nel 1690 al Teatro dei SS. Giovanni e Paolo di Venezia. Nello stesso periodo fu nominato maestro di cappella di due importanti realtà musicali bresciane: la chiesa di Santa Maria della Pace e il Collegio dei Nobili. In quel periodo dedicò al gran principe di Toscana, Ferdinando de’ Medici, una raccolta di cantate, andata perduta. Per la sua solida preparazione venne aggregato alla prestigiosa Accademia Filarmonica di Bologna. Il violinista spagnolo De Castro, convittore nel Collegio nobiliare di Brescia, ne lodò le qualità di insegnante e di compositore. Poco prima dell’anno 1700 si verificò una svolta ascetica: i suoi primi biografi scrivono che iniziò a condurre una vita di sacrifici, “non mangiando altro che erbe, dormendo sopra la nuda terra e donando quasi tutti i suoi averi ai poveri”. Ciò non gli impedì di continuare a scrivere musica. Il 10 febbraio 1701 divenne organista della cattedrale di Brescia, carica che mantenne sino alla morte, avvenuta nel marzo del 1733. Lasciò i suoi manoscritti musicali ai monaci benedettini di Disentis, nella diocesi svizzera di Coira, ma in seguito ai saccheggi e agli incendi subiti dal monastero questo patrimonio non si è preservato. Di Alghisi sopravvivono poche composizioni e un ricco epistolario con la sua direttrice spirituale, madre Arcangela Biondini. Per ulteriori dettagli, si rinvia alla monografia di Remo Crosatti, Musicam docet amor: il musicista bresciano Paris Francesco Alghisi (1666-1733) e l’epistolario con madre Maria Arcangela Biondini, Brescia, Starrylink, 2009.

Tra le poche composizioni di Alghisi a noi pervenute spicca l’intonazione di un Credo a quattro voci con strumenti, probabilmente parte di una Messa di datazione incerta (inizio XVIII secolo). Si conserva una copia manoscritta nella collezione di Simone Mayr, oggi conservata alla Civica Biblioteca Angelo Mai di Bergamo. Composto in un brillante e piacevole stile concertato, il lavoro è articolato in 6 parti: 1) Credo, 2) Et incarnatus, 3) Crucifixus, 4) Et resurrexit, 5) Et in spiritum sanctum, 6) Et vitam venturi. Da notare l’efficace contrapposizione tra “vivos” e “mortuos” nell’assolo del basso nella quarta sezione.

Nella galleria fotografica si riproducono pagine dal libretto dell’opera Il trionfo della continenza del poeta Giulio Cesare Corradi, rappresentata al Teatro dei SS. Giovanni e Paolo di Venezia nel 1691 con musiche di Alghisi.

Scheda a cura di Marco Bizzarini

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L’esecuzione del Credo a quattro voci di Alghisi è affidata all’ensemble Gli Erranti.

Testo della composizione

Credo in unum deumPatrem omnipotentemFactorem cæli et terræVisibilium omnium et invisibilium
Et in unum dominumIesum christumFilium dei unigenitumEt ex patre natum ante omnia sæcula
Deum de deoLumen de lumineDeum verum de deo vero
Genitum non factumConsubstatialem patriPer quem omnia facta sunt
Qui propter nos hominesEt propter nostram salutemDescendit de cælis
Et incarnatus est de spiritu sanctoEx maria virgineEt homo factus est
Crucifixus etiam pro nobisSub pontio pilatoPassus et sepultus est
Et resurrexit tertia dieSecundum scripturas
Et ascendit in cælumSedet ad dexteram patris
Et iterum venturus est cum gloriaIudicare vivos et mortuosCuius regnis non erit finis
Et in spiritum sanctumDominum et vivificantemQui ex patre filioque procedit
Qui cum patre et filioSimul adoratur et glorificaturQui locutus est per prophetas
Et unam sanctam catholicamEt apostolicam ecclesiam
Confiteor unum baptismaIn remissionem peccatorum
Et exspecto resurrectionem mortuorumEt vitam venturi saeculi
Amen

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