Per la sua raccolta d’esordio, i Concerti grossi opera prima (Amsterdam, 1721), pubblicati all’epoca del suo soggiorno romano, Locatelli si attenne all’aureo esempio di Corelli raggruppando le proprie composizioni in otto Concerti “da chiesa” (di cui l’ultimo per la notte di Natale) e in quattro “da camera”. Li fece stampare con partiture per quattro violini e due bassi secondo la tradizionale divisione tra “concertino” per due violini e violoncello, e “ripieno” o “concerto grosso” in quattro parti per orchestra d’archi. Aggiunse però anche due partiture per viola, permettendo così al concertino di divenire occasionalmente un quartetto, come avviene anche nei Concerti grossi di Francesco Geminiani. Pur adottando la tradizionale macro-forma dei Concerti corelliani, generalmente articolati in più di quattro movimenti contrastanti, il suo linguaggio musicale si rivela moderno, incline al virtuosismo e davvero ricco di fantasia. A titolo di esempio, il Concerto n. 1 si articola come segue: I. Allegro, II. Largo, III. Allegro, IV Largo, V Allegro.
