Cimitero Vantiniano, Brescia

Ottocento
Luogo: Brescia

Degna adunque di laude e sacrosanta
ora s’è impresa, ornando il mesto asilo
della morte, ove stanchi all’ultim’ora
delle membra non men che degli affetti
posare il fascio.

Così, nel 1823, Cesare Arici lodava l’architetto Rodolfo Vantini per la progettazione del “Campo Santo di Brescia”, primo cimitero monumentale italiano che ha in seguito assunto il nome del suo architetto.

Perché fra i luoghi della musica compare un cimitero? Semplicemente perché qui sono raccolte le spoglie di molti musicisti, noti o ormai dimenticati: una visita al cimitero ci permette di illuminare anche le figure avvolte nell’oblio e di rileggere, per alcune, il loro valore musicale.

Partiamo da Ferdinando Turrini, nipote di Ferdinando Bertoni e perciò chiamato Bertoncino o anche Bertoni l’orbo perché cieco: la sua tomba, creduta a lungo dispersa seguendo le indicazioni di Paolo Guerrini, è collocata nella fila più in alto dell’ala II. Per questo rinvenimento va ringraziata l’associazione culturale “Capitolium” che cura i beni immobili del Cimitero Vantiniano di Brescia attraverso attività di restauro, pulizia e manutenzione
dei monumenti funebri. Bella la scritta che troneggia sulla lapide: «Qui riposa / Ferdinando Turrini denominato Bertoni figlio di Bartolomeo / nato in Salò / sofferse da saggio la cecità anni LVI / ne visse LXXXIV / Maestro di musica teorica e pratica profondissimo / compositore insigne / suonatore di clavicembalo e d’organo impareggiabile / passò repente il dì XI gennaio MDCCCXXIX / Gli alunni ed ammiratori suoi / lagrimanti gli pongono monumento».

Poco lontano [fila più bassa dell’ala III], la lapide di Faustino Camisani, direttore d’orchestra e violinista che fu primo maestro di Antonio Bazzini. La sua lapide, meno facilmente leggibile, così recita: «A Faustino Camisani / nel magistero del violino / inclito artefice di suoni dolcissimi / al decoro della musica italiana vissuto / reggitore di orchestra insigne, ottimo istitutore di alunni / probo religioso di pio legato fondatore / nato il XXVII gennaio MDCCLXXII morto il XXI aprile MDCCCXXX / monumento di perenne desiderio».

Nella cella municipale n. 8 sono stati sepolti – per volere della municipalità – due grandi musicisti: Antonio Bazzini e Costantino Quaranta. Insieme con loro la cella raccoglie le spoglie di altri 23 personaggi insigni che la città ha voluto onorare accogliendoli, appunto, nella cella municipale. Ma, a parte i monumenti funebri o le lapidi per alcuni, tutti gli altri giacciono in perfetto anonimato perché non vi è alcuna iscrizione che li ricordi. Il Pantheon però ospita il busto di Costantino Quaranta, voluto in suo onore da Francesco Piazza, amico ed esecutore testamentario del musicista: è l’unico busto che orna il Pantheon. Alle pareti del Pantheon sono invece apposti i nominativi di molti musicisti bresciani più vicini a noi nel tempo, insieme con quelli di altre personalità che hanno illuminato Brescia con le loro intelligenze e le loro opere: Giovanni Ligasacchi, Camillo Togni, Agostino Orizio, Daniela Dessì, Giancarlo Facchinetti, Arturo Benedetti Michelangeli, Giovanna Sorbi, Franco Margola e Corrado Allegretti, oltre a Giuseppe Passadori fondatore della casa di pianoforti (restauro e vendita) tuttora operante.

Proseguendo la nostra visita, una sosta merita di certo la tomba della famiglia Allegretti [cinerario  famiglia Lorenzini]: tre fratelli (Carlo, Guido e Corrado), figli di Ettore direttore di banda [la cui tomba è qui: colombario III, campata 27, fila 6], tutti musicisti e tutti disegnatori tecnici alla Togni, dove Carlo fondò e diresse per anni l’insieme di strumenti a plettro della fabbrica, complesso nel quale suonavano anche i fratelli. Corrado, importante speleologo, scrisse una lettera all’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Brescia che l’aveva invitato come socio dell’Istituzione, dicendo che non poteva accettare il grande onore perché «non sono e non sono mai stato inscritto al PNF». Era il 1940: parole difficili da dire in quegli anni. Per ricordare che i musicisti talvolta non vanno ricordati solo per la loro musica.

Qualche passo più avanti [cinerario V] la tomba di Filippo Chimeri, organista a Lonato e a Brescia, e padre di Paolo. Il figlio, figura di grande rilievo nella Brescia non solo musicale fra Otto e Novecento, è sepolto sotto, nei colombari [colombario IV, sottocella 31 l. ovest n. 4, fila 2]. Anche qui sulla lapide è inciso il suo encomio, dalla penna di Angelo Canossi: «Amò la musica / come linguaggio fra gli umani divino / e tutta spese senza tregua la vita / a divulgarne la conoscenza e il beneficio».

Sempre nei colombari possiamo visitare le tombe di Romano Romanini [colombario III, campata 56, fila 2], direttore dell’Istituto Musicale Venturi ai tempi in cui – bambino – vi studiava Arturo Benedetti Michelangeli, la cui fotografia ormai è quasi completamente sbiadita e di Isidoro Capitanio [colombario XVI, II campata, fila 2], organista in diverse chiese della città e grande improvvisatore sullo strumento.

Da ultimo, un saluto a Francesco Pasini [cella 33, n. 30, fila 3], tenore di fama, uomo di umile cultura ma di grande generosità e collezionista, oltre che di autografi musicali, di cimeli risorgimentali.

In apparato fotografico le fotografie di alcune delle tombe sopra descritte: Ferdinando Turrini, Faustino Camisani, la famiglia Allegretti, Filippo e Paolo Chimeri, Romano Romanini, Isidoro Capitanio e Francesco Pasini. In più, il busto di Costantino Quaranta, l’immagine della cella municipale n. 8 e la fotografia della lettera di Corrado Allegretti all’Ateneo. Si troveranno inoltre anche le due mappe del Cimitero (piano terra e interrato) con segnalate le posizioni delle tombe descritte.

Scheda a cura di Mariella Sala

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La banda cittadina “Isidoro Capitano”, diretta da Giovanni Ligasacchi, propone musica della Rivoluzione francese, fra cui – di Cherubini – l’Hymne Funèbre sur la mort du Général Hoche (1797). Insieme con la banda di Brescia canta il coro “La Rocchetta” di Palazzolo sull’Oglio diretto da Renzo Pagani. L’incisione risale al 1986. Il brano di Cherubini inizia a 9.49.

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