Giovanni Girolamo Savoldo

Ritratto di giovane gentiluomo con flauto

Cinquecento
Luogo: Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
Giovanni Girolamo Savoldo (Brescia ? – post 1548)

Per un’aggiornata biografia del Savoldo si rimanda al Dizionario biografico degli italiani.

Olio su tela, 70,3 x 100,3 cm.

Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo (Patrimonio artistico di UniCedit)

Databile tra gli anni ’30 e il 1540, il Ritratto di giovane gentiluomo con flauto – come ha dimostrato il musicologo Colin Slim nel 1985 – include la fedele riproduzione in notazione musicale di una parte della composizione a quattro voci attribuita a Franciscus Patavinus sul sonetto anonimo “O morte olà” scritto nello stile dei Dialoghi con la morte di Serafino Aquilano. Cfr. Colin Slim, Giovanni Girolamo Savoldo’s Portrait of a man with a recorder, “Early Music”, XIII (1985), pp. 398-406. Secondo una recente ipotesi, il gentiluomo ritratto potrebbe essere il giovane conte Fortunato Martinengo (cfr. Fortunato Martinengo, un gentiluomo del Rinascimento tra arti, lettere e musica, a cura di M. Bizzarini e E. Selmi, Brescia, Morcelliana, 2018).

L’immagine del dipinto è riprodotta con autorizzazione in data 29/03/2023 di Fondazione Brescia Musei e in data 9/06/2023 di UniCredit SpA. Nella Galleria fotografica si include anche un dettaglio del foglio di musica e l’immagine della stampa musicale di Franciscus Patavinus: Canzoni frottole et capitoli da diversi eccellentissimi musici con novi canzoni agionti composti novamente et stampati Libro secondo de la Croce, Roma, Valerio Dorico, 1531). In quest’ultima fonte il componimento musicale è attribuito a “F.P.”.

Scheda a cura di Marco Bizzarini

Ascolto - YouTube

Un’esecuzione del componimento di Franciscus Patavinus è accessibile in rete. Di seguito, la ricostruzione del sonetto originario nello stile di Serafino Aquiliano:

“O morte” – “Olà” – “Perché mi fuggi?” “Hay, tristo,
nol sai?” – “Nol so” – “Il to cor mi dà terrore
perché gli scripse un nome Amore,
ché dove è lui d’alcun non fo ma’ aquisto”.

“Che farò io?” – “Servi” – “Al servir resisto
un breve spatio per troppo dolore:
non posso altro” – “Sopporta” – “Hayme che more
al tuo dispecto el disperato!” – “Ho visto,

ben puoi finirti tu, ma se m’è tolta
possa d’uccider te perché è in te scritto,
invan te amacerai più d’una volta,

dunque niente farò s’el predicto
non lieva Amor”. – “Haymé che in st’alma stolta
al mio despecto un nome mi dà il victo.

(Trascrizione e ricostruzione metrica di Marco Bizzarini)

 

 

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